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Comune di Fonte Nuova

Aree archeologiche

Castelli e torri

 

Nel nostro territorio sono presenti diverse fortificazioni situati lungo le strade di comunicazione tra la Via Salaria e la Via Nomentana, simboli del potere delle grandi famiglie nobili dei primi anni dell’XI secolo.

 
Torre Sant’Antonio

Castello fortificato che risale al 1244, inizialmente noto come Castrum Poternanum e di proprietà della Chiesa di San Lorenzo fuori le mura. Prende il nome dal monastero di S. Antonio, che ne entrò in possesso nel XVII secolo. Alla fine del settecento divenne di proprietà dell’Accademia Ecclesiastica; nel 1798 venne acquisita da Giacomo acquaroni, mentre agli inizi del novecento era degli eredi Sartori.
Il Casale è caratterizzato da un ampio recinto in selce, tufelli e mattoni con contrafforti esterni. Al centro è presente una grande torre quadrata a tufelli del secolo XIII. Cornici marmoree sono alle finestre e feritoie segnano i punti dove i difensori scagliavano le frecce.

 

Castello di Monte Gentile


Il sito fortificato nel 944, nel 1374 si unisce al territorio dei Mentana, grazie al matrimonio tra le famiglie Orsini (di Mentana) e Capocci.
Nelk 1435 torna sotto il diretto controllo di Roma, dopo la sconfitta dei baroni ribelli a Papa Eugenio IV e passa alla famiglia Orsini.
Nel 1485 gli Orsini si ribellano a Papa Innocenzo VII, a favore di Renato D’Angiò, il castello viene espugnato dall’esercito pontificio di Roberto Sanseverino.
Nel 1546 è dei Santacroce, poi di Michele Perretti ed in seguito degli Abbati.
Nel 1783 è del monastero di Santa Caterina di Cittaducale, e a fine ottocento apparteneva alla Congregazione della Carità di Roma.
Attualmente risulta conservato solo il corpo centrale: una base di torre di circa sei metri in blocchetti di tufo ed un’altra costruzione in tufelli, unita alla torre sul lato sud.
La cinta muraria e le torri angolari sono andate distrutte.

 

Torre Lupara

Nota alle origini come Castrum Turris Luparae e risalente all’incirca all’anno 1350, si tratta di una torre semaforica, restaurata negli anni Settanta, detta anche Torre Tricolore per la colorazione, che la rendeva visibile a grandi distanze. La torre teneva sotto controllo la via Conca fino a Mentana, e questa direttrice riutilizzava percorsi antichissimi legati alla transumanza delle greggi.
Di origine medioevale, in precedenza aveva il nome di Torre S. Stefano; si presenta come un’alta torre costruita con un muratura a fasce alternate in selce, una sottile fascia di scaglie di calcare, una di mattoni e di nuovo una fascia di selce mista a tufelli. 
La tenuta di Tor Lupara da il nome all’omonima frazione. Non è facile azzardare congetture sull’origine del nome: la tradizione racconta di una lupa con i cuccioli che si rifugiò nella torre per sfuggire al freddo di un inverno particolarmente gelido.

 

Torre delle Torri

Ben visibile dalla via Nomentana tra il Km. 19° e 20° è identificata come il centro Castrum Turricellae. Si eleva per 10 metri con muratura di scaglie di calcare e travertino, la parte più alta è costruita con blocchetti di tufo e selce.

 

La Torricella

La collina a destra del Km. 19,600 della via Nomentana, ospita il nucleo di un sepolcro Romano in calcestruzzo a pianta circolare alto 10,50 m., entrato in possesso dei Capocci in epoca Medioevale e riutilizzato come torre di guardia e di segnalazione. Oggi viene utilizzata come silos.

 

Fontanili

Fontanili in stile rurale, anticamente usati per l’abbeveraggio di animali e per l’approvvigionamento idrico delle case rurali sparse nella campagna sprovviste di condutture dell’acqua, sono numerosi nel territorio a testimonianza della Civiltà Contadina.
A causa della meccanizzazione nel lavoro nei campi, sono stati progressivamente abbandonati; l’esodo dalle campagne e la successiva urbanizzazione ha nascosto ed in alcuni casi distrutto i fontanili.

Il Comune di Fonte Nuova sta attuando un progetto di recupero e restauro dei fontanili esistenti sul territorio, delle aree adiacenti e delle strade d’accesso, per restiuire il valore storico e paesaggistico che meritano.

 

Fonte Sidella

Il fontanile si trova nel Parco dei Trentani vicino alla via Nomentana, al di sotto del campo sportivo di Selva dei Cavalieri.
L’unica vasca del fontanile, modellata in un piccolo spiazzo a sinistra della valle, riceve l’acqua da una cannella di circa venti centimetri innestata su un muro ricoperto di verde e di muschi.
Il bordo della vasca è di mattoni lavorati a coltello e il muro perimetrale di supporto si chiude in un semicerchio.

 

Fontanile Selva dei Cavalieri

Si trova all’incrocio tra la via Nomentana e via Selva dei Cavalieri. Tra tutti i fontanili risulta essere quello di minori dimensioni (m. 2,15 x 2).
Fu costruito con un programma congiunto delle famiglie Migliorini e Leopardi che s’impegnarono per la realizzazione del manufatto in convenzione con il Comune; la municipalità concedeva loro la possibilità di attingere l’acqua della sorgente di Fonte Capretta e di pomparla nei siti di loro proprietà in cima al monte, a loro volta essi s’impegnavano a realizzare il Fontanile di selva dei Cavalieri al servizio dell’intera cittadinanza.
La struttura delle murature in malta e mattoni costituisce un’unica vasca dall’orlo arrotondato alta circa 75 centimetri, impostata su una paretina a prospetto semicircolare con cornice in mattoni.

 

Fonte La Conca

Si trova nei pressi del Quarto della Conca, scendendo per via Selva dei Cavalieri. E’ di notevoli dimensioni in quanto è formato da due grandi vasche unite in centro a formare un angolo ottuso. L’acqua affluisce da un lungo cunicolo idraulico a schiena d’asino d’età romana, scavato nel tufo.
Sulla parete di tufo a sud-est del fontanile si trovano gli ingressi di due tombe a camera appartenenti ad una delle necropoli dell’antica città di Nomentum.
In funzione dal medioevo, al fontanile sono collegati tragici avvenimenti della fine dell’ultimo conflitto mondiale: i tedeschi in ritirata passarono per le armi quattro inglesi nelle antiche tombe a camera, e un civile fu da essi trucidato insieme al figlio mentre lavorava nei campi vicini.

 

Fonte Capretta

E’ un fontanile situato in pieno bosco all’inizio della Macchia del Mancini, formato da una vasca rettangolare di medie dimensioni, suddivisa internamente in due parti, che s’innesta sulla parete di fondo semicircolare. Di moderna costruzione, presenta qualche analogia con il fontanile di selva dei cavalieri nello schema del disegno e nella tecnica costruttiva.

 

Fonte Nuova

Si trova tra la Torricella e il Quarto di Santa Lucia, su Via di Fonte Nuova.
La vasca è un lungo rettangolo di 12 x 2,50 metri, con bordi di mattoni ad eccezione dei due angoli di fine vasca realizzati con due blocchi di pietra bianca.
È a questo fontanile che il Comune deve il suo nome.

 

Fontanile del Carnale

Si raggiunge da via Monte Bianco proseguendo su Via Molise.
Costituito da un’unica vasca con il bordo di mattoni e la parte terminale semicircolare, l’acqua della cannella cade su un supporto in cemento, con probabile funzione d’appoggio dei recipienti da riempire.
In un inventario della tenuta di Mentana risalente al 1765 il fontanile è descritto come “ben costruito, con targa di marmo con lo stemma di casa Pinelli sopra il butto dell’acqua, con suo acquedotto con acqua perenne, il tutto in buono stato”.

 

Fonte Lacrimosa

Restaurata nel 1958, si trova sulla sinistra dell’omonima via. Prima del restauro l’acqua, che sgorgava in tante piccole goccioline dalla parete di fondo (da cui il nome del fontanile), era raccolta in una canaletta a formare un rigagnolo d’acqua dal quale si attingeva con una cannella fissata all’estremità inferiore.
Oggi è servito dall’acquedotto del Peschiera e dell’antica roccia trasudante rimane traccia sulla destra dell’attuale parete di fondo del fontanile.
la prima vasca sul fondo ha funzione di abbeveratoio, la seconda e la terza fungevano da lavatoio pubblico.

 

Fonte Santa Margherita

Si trova in via Salvatoretto nei pressi del campo sportivo di Tor Lupara. Questo fontanile ha fornito per molti anni l’acqua pompata dal locale acquedotto di via Primo Maggio, fino all’entrata in funzione dell’acquedotto del Peschiera.
Il bottino e la grande vasca formano un unico blocco d’antica costruzione.
La prima testimonianza dell’esistenza del fontanile si trova in una carta del 1618 a cura dell’architetto Peperelli, e deve il suo nome alla chiesa medievale di Santa Margherita, oggi scomparsa.

 

Fontanile Colle Lungo

Si trova all’interno del Parco Trentani. Questo manufatto è il promo fontanile moderno costruito con tecniche edilizie basate sull’uso del cemento armato.
Il fontanile è composto da una paretina a monte in mattoni, a profilo semicircolare nella quale s’innestano la cannella adduttrice e la prima lunga vasca, la seconda vasca s’innesta alla prima ad un livello più basso; il tutto poggia su una platea in cemento armato che fa anche da banchina di calpestio, dove i pesanti animali possono muoversi evitando di affondare nel fango.

 

 

Siti archeologici

In località Quarto Conca sono state trovate due tombe rupestri, ora in stato di abbandono e usate come discarica abusiva. La tomba più antica è fatta risalire ad un periodo tra i cento ed i trenta anni prima della fondazione di Roma. L’altra, disposta alla sua destra, si presume realizzata in un periodo compreso tra trenta anni prima e qualche mese dopo la fondazione di Roma.

Recentemente, presso il Capolinea della linea bus ATAC 337 (Via A. Manzoni), vi sono stati ritrovamenti di una villa romana ed in località Salvatoretto una cisterna romana. Fra il Monte Palombino e S.Lucia, scavi abusivi hanno portato al ritrovamento di una tomba di donna. il sarcofago, grazie ad un’operazione dei Carabinieri, è stato sequestrato ed è custodito nei locali del costituendo Museo di archeologia di Mentana.

Presso la zona recente di Via dei Platani e Via dei Pini a Tor Lupara, è stata riportata alla luce una zona archeologica da ascrivere, verosimilmente, ad una villa extraurbana di Nomentum.

In Via Nomentana, tra il chilometro 20 ed il chilometro 21, sulla destra, di fronte al Parco Trentani, vi sono dei resti di muri romani definiti “Botteghe oscure”. Sia Ashbi che Martinori asseriscono che in luogo esistevano delle murature di opus reticolatum. Si presume che la collina ad ovest abbia franato rovinosamente sui muri degenerandoli parzialmente. Tuttavia si cercò in zona l’anfiteatro ove furono martitizzati San Primo e San Feliciano, difatti sul Monte Palombino, di fronte al Monte d’Oro, sono state trovate strutture di laterizio. Tuttavia, il muro pare essere una struttura difensiva della cavea dell’anfiteatro. Nel 1997, scavi clandestini, a circa 2,50 metri dai muri stessi, che hanno portato alla luce vari frammenti di ceramica comune. Altri scavi, stavolta condotti dall’ENEL, ad una distanza di 4,50 metri dagli scavi precedenti, hanno escluso per ora, la possibilità di ipotizzare che esistesse una struttura muraria nei pressi. Ad ogni modo si può solamente ipotizzare che il muro si tratti di un muraglione con funzioni sostruttive per via della presenza di sfiatatoi per lo scolo delle acque filtranti dalla collina preesistente.